La cantina di Borut Blazic

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A due passi da Cormons, superato di pochissimo il confine tra Italia e Slovenia si possono trovare piccolissime cantine, realtà spesso a conduzione familiare, che costituiscono dei veri e propri gioiellini e sono nella loro semplicità custodi di terra, storia e tradizioni.

Una di queste è sicuramente la cantina di Borut Blazic!

L’incontro con Blazic è stato molto divertente perché la zona a confine tra Italia Slovenia è talmente tanto ricca di cantine, molto spesso imparentate tra loro, che è facile incappare in omonimi vari!

Infatti suggerisco di impostare molto attentamente il navigatore per evitare figuracce, tipo quella che abbiamo fatto noi presentandoci dal Blazic della parte friulana!

Oppure lasciatevi guidare dall’istinto perché per fortuna in quella zona le cantine sono tutte valide e tutte a cinque minuti l’una dall’altra per cui cascherete comunque bene.

Siamo nell’areale del Collio Goriziano quella zona che nel corso del tempo ha visto mutare i suoi confini e dopo la seconda guerra mondiale si è ritrovata divisa in due parti, quella italiana e quella Jugoslava prima e slovena poi.

La cantina di Blazic non è esente da tutti questi movimenti storici infatti egli ha le sue vigne nel suolo italiano ma la sua casa e residenza su suolo sloveno.

E per fortuna, aggiungerei…

Perché se fosse stato il contrario forse il regime di Tito gli avrebbe portato via quei pochi ma preziosi appezzamenti di sua proprietà.

Parliamo di 9 Ha per una produzione di quasi 30 mila bottiglie, numeri che gli consentono di dedicare la giusta attenzione sia in vigna che in cantina e trattare i suoi vini alla stregua dei suoi figli.

Anche la degustazione ha il sapore quasi di un pranzo domenicale gestito magnificamente dalla moglie Simona che non solo ci fa assaggiare la linea di vini della cantina, ma accompagna il tutto con salumi, formaggi e qualche chicca slovena cucinata direttamente da lei, tipici del territorio.

 

 

La linea di Blazic è molto semplice e principalmente fondata su vitigni a bacca bianca vinificati in rosso con permanenza sulle bucce che va brevi periodi (da poche ore a qualche giorno a seconda di come è andata l’annata) per la linea ad etichetta bianca, fino ad arrivare a periodi più lunghi per la linea ad etichetta nera.

I vitigni sono quelli tipici del territorio per cui si va dalla Ribolla (li chiamata Rebula) alla Malvasia (Istriana) per finire con il Tocai che ovviamente loro non possono chiamare ne Friulano, ne tantomeno Tokaji per cui Borut ha deciso di lavorare di fantasia e non utilizzare il nome internazionale (Souvignonasse) ma utilizzare il nome Tokaj scritto al contrario…Jakot appunto.

La base di partenza è sempre una macerazione in acciaio che è neutro e non mente, soprattutto se ad utilizzarlo c’è la mano attenta di Borut che riporta nel bicchiere esattamente quello che c’è in vigna con colori molto carichi che vanno dal giallo dorato, all’ambra fino all’aranciato tipico di alcuni mieli di montagna, tutti quanti dotati di una limpidezza eccezionale.

Per gli affinamenti egli si avvale di botte grande, soprattutto per quanto riguarda l’etichetta nera, ma nulla è progettato a tavolino, si guarda l’annata, si guarda quella che è la risposta del frutto fino al giorno prima della vendemmia e poi si stabilisce cosa fare.

Ripeto Borut Blazic è un vigneron attento e con la sua proverbiale calma sa far fronte ad ogni esigenza del frutto della vigna e i numeri e le rese gli consentono di gestire al meglio la situazione anche nelle annate più critiche.

La sua cantina produce anche qualche rosso da vitigni internazionali ma sono i bianchi macerati ad essere la sua colonna portante mai stucchevoli, mai ripetitivi con una lunga vita davanti a loro che nel bicchiere evolvono ad ogni sorso proprio come è avvenuto nel corso della lunga chiacchierata avvenuta con loro parlando di storie di terre di confine e di quanto sia dura ma bella la vita in vigna.

Tutti i suoi vini sono sorretti da una spina acida sempre presente, avvolta da una setosità che conferisce delicatezza al vino mai opprimente il palato, rendendo possibile il compito di terminare una bottiglia.

Si va da un frutto sciroppato come pesca o albicocca, accompagnato da una spezia appena accennata di salvia e un fiore tipo ginestra per l’etichetta bianca, fino a profumi più evoluti dove la frutta fresca lascia il posto a quella appassita, se non candita per l’etichetta nera.
Il profumo di fiore diventa un miele importante, di castagno, e più in là si percepiscono leggere note di idrocarburo che ne lasciano intuire il potenziale evolutivo.

In bocca ritroviamo tutta questa esplosione di sapori il tutto sempre sorretto da quel fresco vivo dell’acidità tesa come la corda di un violino che riesce a non stancare la beva ma anzi pulisce il palato.

Inutile dire che questi vini possono essere bevuti sia abbinati che da soli, sia in compagnia che da meditazione.

Le realtà come quelle di Blazic rappresentano dei piccoli gioiellini da custodire, tanta umiltà, tanto duro lavoro, pochissima presenza sui social ma che con il passaparola giusto stimolano tanto il viaggiatore curioso quanto il sommelier esperto a voler fare le valigie e andarli a trovare, un’esperienza da fare e ripetere.

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Luca Baghin

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