Cantina Le Macchie – Il coraggio, la resilienza

IL RISPETTO DELLA TRADIZIONE, IL CORAGGIO DI OSARE

Il nuovo corso della Cantina Le Macchie è relativamente breve (2009 anno di fondazione) ma affonda le sue radici su una realtà locale molto consolidata.
Castelfranco Reatino è un areale che già in passato ha ospitato la viticoltura sia nel piccolo convento di frati del 1400, che ora costituisce la sede storica della cantina dove si produce tutta la spumantizzazione della cantina, che nelle case delle persone che popolavano l’areale.
Parliamo ovviamente di un vino consumato principalmente per uso quotidiano quando i numeri e i volumi (e mi permetto di dire la qualità) erano ben lontani da quelli attuali.
Le mura di Castelfranco, edificate nel 1376 come roccaforte difensiva tra stato Pontificio e Regno di Napoli vennero distrutte da una contingenza aquilana mossa dalla regina Giovanna I D’Angiò, solo l’antico torrione si salvò alla distruzione ed è ancora ben visibile appena si arriva a Castelfranco.

Ed è proprio quello il simbolo che Domenica Apolloni e Antonio Di Carlo decisero di adottare per la Cantina Le Macchie.

Il comune di Rieti non si perse d’animo e decise che Castelfranco Reatino poteva godere di una sorta di esenzione dal pagamento delle tasse, un po’ nello stile della Curtefranca in Lombardia, per incentivare gli abitanti a non abbandonare quel posto e cercare di ravvivare l’economia del luogo.
Quel Torrione non è solo un bellissimo monumento ma anche il simbolo della resilienza di un popolo e dei suoi viticultori che fanno fronte ogni anno ad annate sempre più difficili.

 

 

LA FILOSOFIA

La Cantina Le Macchie ha una semplice filosofia, fregarsene di disciplinari e classificazioni (tipo Doc o Docg) facendo del coraggio e della sperimentazione il loro cavallo di battaglia.
Da questa sperimentazione che nasce la loro voglia di piantare proprio alle pendici del Terminillo il riesling renano e il Gewürztraminer oppure la voglia di riportare alla luce un vitigno quasi scomparso nell’areale laziale come il Cesenese (vitigno a bacca nera che regala vini di corpo e con una bella tannicità) o di provare a fare un metodo classico.

IL CESENESE NERO DI CASTELFRANCO

Il Cesenese (da non confondere con il Cesanese) è un vitigno a bacca nera che nel secolo scorso era presente nell’areale di Castelfranco Reatino.
La sua esistenza è documentata dal XIX secolo nell’Annuale del Comizio agrario di Rieti del 1879.
La verietà è mediamente vigorosa, produce un grappolo grande spargolo con una o due ali, acino sferoidale nero bluastro molto pruinoso.
Viene vinificato sia in purezza per L’ULTIMO BALUARDO che in blend per IL CERQUETO (Merlot e Cesenese)

LA VINIFICAZIONE E LE CARATTERISTICHE ORGANOLETTICHE

Le uve vengono raccolte tardivamente e sono sottoposte a pressatura soffice e fermentate per 15 giorni dopodiché riposa per 12 mesi in botti da 20 hl e poi in bottiglia per 6 mesi.
Il colore è rosso rubino intenso, impenetrabile
Al naso emergono note di piccoli frutti rossi come more e lamponi, ma anche un delicato fiore di violetta e note evolutive di pepe e cacao.
Noi lo abbiamo apprezzato moltissimo con la guancia di manzo, brasata!
In generale è una coccola invernale con preparazioni a base di carne che richiedano lunghe cotture.
L’Ultimo baluardo saprà levigare qualsiasi spezia presente nel vostro piatto!

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Paolo Corridore

Per me il vino significa innanzitutto un territorio, un’espressione dello stesso attraverso i vitigni che più lo identificano, ma non solo!

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