Mulit – L’anima ribelle del BRDA

Cosa accomuna una cantina sperduta nel BRDA a conduzione familiare e i Foo Fighters?

Una storia veramente carina da raccontare e che dimostra non solo la giovane età di chi la gestisce e la sta traghettando a pieno titolo nel terzo millennio ma anche una certa dose di spregiudicatezza e curiosità tipiche dei ragazzi della loro età.

Parliamo della cantina Mulit fondata nel 1997 dall’agronomo Boleslav Princic ma gestita attualmente dai fratelli Tjas e Peter.

Praticamente attaccata alla loro c’è la cantina Princic, storica realtà gestita da loro zio, da cui i due fratelli si sono separati dopo aver preso in mano le redini dell’azienda.

Per cui la tradizione e l’esperienza in vigna ci sono e sono state tramandate ai due fratelli, ma anche l’aver studiato in Francia e gettato uno sguardo sull’attuale panorama internazionale direi che sono stati altrettanto determinanti per la loro formazione.

Mulit è un nome che deriva da una caratteristica del suolo tipica della zona, vale a dire la presenza di fossili dell’eocene chiamati nummuliti che un po’ come il kimmeridge per lo Chablis conferiscono (soprattutto ai bianchi) delle caratteristiche organolettiche ben precise, al naso un fiore e un frutto freschi e delicati sorretti da un’acidità che consente loro di avere una lunga vita dinanzi.

La linea di Mulit è molto semplice un rosso (Mulit Rdece) un bianco (Mulit Belo) e uno Chardonnay in purezza proprio perché come dicevamo i due ragazzi guardano molto alla Francia come punto di riferimento.

Il Rdece è un blend tra Merlot, Cabernet Souvignon e Syrah, mentre il Belo è un blend tra Chardonnay, Viognier, Souvignon, Rebula e Pika ovviamente le percentuali cambiano a seconda di come è andata l’annata e dal gusto dei due ragazzi.

Il Syrah nel rosso venne aggiunto proprio per distaccarsi dallo stile di Bordeaux, un po’ omologato in tutto il mondo, aggiungendo quella leggera speziatura di pepe, molto delicata che non guasta mai, stessa cosa dicasi per la Pika nel Belo, aggiunta sia e per riscoprire questo vitigno locale dimenticato da tutti ma anche per conferire vivacità e freschezza alla beva.

Lo Chardonnay ha tutte le carte per diventare in futuro un bianco importante tanto da essere accostabile a quelli francesi, l’obiettivo è arrivare ad avere la sua longevità.

Altra cosa molto azzeccata, secondo noi di Point of wine, sono le etichette molto misteriose e accattivanti, derivanti da alcuni dipinti di artisti locali.

Si, ma i Foo Fighters?

Diciamo che erano i primi periodi del Rock 1000 (2015) e Dave Grohl e la sua band hanno subito intuito che, se usati bene, i social avrebbero potuto giocare benissimo a loro favore ed erano soliti avere una forte interazione con i propri fan, per cui i giovanissimi fratelli Princic decisero, in occasione di un loro concerto, di contattare la band tramite mail, chiedendo la possibilità di passare nel loro backstage per regalare loro una bottiglia della loro linea.

Ovviamente quale pensate che sia stata la risposta del buon Dave ad un gesto così carino?

Oh! Sure, come in!!

Secondo me, come dicevo nell’introduzione, basterebbe quest’aneddoto per far capire e descrivere bene la new wave di questa cantina.

C’è ancora tanto rumore di fondo, ancora tanta sperimentazione ma credo che sia anche giusto che sia così perché hanno tutto il tempo per poter affinare lo stile, per poter essere identificabili e inquadrabili!
Ma anche questo è tutto da vedere, perché magari il loro stile è proprio quello di Non-avere-uno-stile, proprio come i Foo Fighters!

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Paolo Corridore

Per me il vino significa innanzitutto un territorio, un’espressione dello stesso attraverso i vitigni che più lo identificano, ma non solo!

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Scoprirete cosa accomuna questa piccola cantina del BRDA ai Foo Fighters!

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