Cantina Morichelli – Vulcanici e indipendenti

LA VISIONE DI UN MILLENNIAL

L’azienda agricola Morichelli nasce nel 2007 ma le sue origini affondano le radici molto più in là nel tempo.
Siamo a Trevignano Romano in contrada Monte Cardeto, incastonata tra i monti Sabatini e il lago di Bracciano, dove hanno dimora i 5 Ha vitati da cui proviene tutta l’uva vinificata dell’azienda.
Da lì la vista sul lago di Bracciano è semplicemente sublime.
Proprio la presenza di quel Lago, che riesce a regolare la temperatura e l’umidità durante tutto l’anno, unita al suolo di origine vulcanica riescono a conferire ai vini dell’azienda dei marcati tratti identitari.

Siamo in una zona protetta dall’ente parco che compie un controllo rigoroso su come si sviluppa l’agricoltura del luogo e soprattutto sull’uso dei trattamenti e pesticidi possibili, che l’azienda Morichelli cerca di ridurre al minimo indispensabile.
Prima del 2007 sul finire del secolo scorso il Lazio non era sinonimo di qualità nell’ambito enologico, ci riferiamo ad un periodo in cui il vino era considerato (alla stregua del pane) un alimento da consumare quotidianamente, sulle tavole degli italiani e si badava più alla quantità che alla qualità.
Le uve prodotte nel Lazio (tranne rare eccezioni) erano tutte provenienti da vitigni internazionali, la motivazione? Erano semplicemente più facili da coltivare e la resa era vigorosa ed abbondante.
Allo stato attuale con la crisi (di quei volumi) del vino non è più richiesto uno sfoggio di muscoli come quello degli anni ’80 e ’90 e questo ha favorito un certo tipo di discorso in ambito enologico, per cui lentamente questa regione sta riscoprendo se stessa e i suoi tesori dimenticati.

Il vino non è più un alimento, ma un elemento edonistico che popola non solo le tavole degli italiani ma costituisce un elemento attraverso il quale si racconta un luogo, una cantina, una storia.
Per cui Pietro, come ogni bravo millennial, che si rispetti decide di lasciare il suo lavoro da geometra e di dedicarsi completamente alla sua missione!
Matteo in quel periodo doveva scegliere il percorso di studi e vista la sua estrema curiosità si interessa subito al progetto del fratello e decide di intraprendere il percorso di studi da Enologo.
Scelgono come simbolo il cardo, proprio per rendere omaggio al fiore simbolo del territorio che li ospita.

Di lì a poco avrebbero completato i 3 Ha già di proprietà con altri due di una piccola particella avvitata con l’incrocio Manzoni che ancora vinificano (Antheios).
La tipica coltivazione a tendone lascia posto ad un più pratico guyot per il vermentino (Il Cardo)

CARDO

Valutazione:
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Parliamo di Vermentino in purezza 100% proveniente dal vigneto storico in località Monte Cardeto, siamo a 240 m s.l.m.
Uva raccolta esclusivamente a mano intorno alla prima decade di settembre (ma può cambiare di anno in anno)
Viene eseguita una pigiatura e pressatura soffice (tenete conto che la cantina dove si vinifica è vicinissima al luogo dove viene raccolta l’uva per cui non c’è rischio che partano fermentazioni non desiderate.
Dopodiché avviene la fermentazione a temperatura controllata e il vino riposa per circa otto mesi sulle fecce fini in acciaio.
Il colore è un giallo verdolino scarico e al naso spiccano note floreali di gelsomino, una nota erbacea unita ad un elegante mineralità che conferisce un taglio verticale alla bevuta.
Infatti il sorso è bello sapido, però una sapidità rivestita dall’estrema freschezza che non stanca il palato ma invita al sorso successivo.
Inutile dirvi che il clima estivo chiama questo vino bello fresco che potete gustare come semplice aperitivo o a tutto pasto!
Un’estrema personalità, e buona persistenza, sicuramente un vermentino di carattere!

ALDE'

Valutazione:
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L’Aldè è stata una bellissima scoperta, perché fare un semplice vino vinificando uva a bacca bianca se lo puoi fare anche partendo da un’uva a bacca rossa?
Parliamo di Violone (Montepulciano) 100% vinificato in bianco, con un leggerissimo contatto sulle bucce, quel tanto da conferire al vino un colore ramato che ricorda alla lontana alcuni Pinot Grigi ramati bevuti nel friulano.
Al naso abbiamo tutti gli agrumi rossi che potete immaginare, in prevalenza chinotto, ma anche arancia sanguinella e bergamotto, una bellissima violetta che conferisce una certa eleganza al naso e sempre quella mineralità di fondo che qui diventa una nota più vicino all’ematico.
Da provare! Ma sicuramente con qualche crostaceo o qualche zuppa

FENICE

Valutazione:
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Forse il più semplice bevuto in degustazione, ma la storia legata al suo nome è molto interessante!
Dovete sapere che il terreno dove sono state avvitate le viti che compongono questo vino, purtroppo subì un incendio.
Prima di esso in quella particella vi era solo Syrah, dopo l’incendio Matteo e Pietro pensarono di piantare solo Sangiovese e Violone che sono i vitigni che compongono la Fenice, appunto simbolo di rinascita.
Attenzione! Ho detto semplice ma sicuramente non banale! Parliamo di un rosso schietto diretto e anche un po’ traditore perché può essere bevuto anche ad una temperatura più bassa rispetto ai soliti 17°C di servizio mascherando il grado alcolico importante (14% Vol. )
La raccolta è sempre manuale, gli areali sono quelli di Monte Cardeto e Colle Fiorito.
Fermenta sulle bucce per circa 10/15 giorni e poi esegue una malolattica spontanea, dopodiché riposa in acciaio per 18 mesi.
L’espressione più diretta e sincera di rosso che potrete trovare, la forza del montepulciano e l’eleganza del sangiovese.
Al naso un frutto tipo ciliegia e amarena con sentori di sottobosco e terra bagnata
Anche questo come tutti gli altri di Morichelli mantiene una sapidità e una freschezza che non stancano mai la beva!

p.s. ovviamente noi attendiamo con ansia che Pietro pianti nuovamente il Syrah e chissà che non costituisca una nouvelle vague nella Tuscia come è stato per Cortona
Ci speriamo!

SABATAE

Valutazione:
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Possiamo dire che questo vino, lasciato appositamente per ultimo, costituisca il Masterpiece della cantina e qui bisogna fare un vero e proprio plauso alla maestria di Matteo che seppur giovane ha saputo confezionare un metodo classico così fatto bene che in pochi possono vantare nel Lazio.
Ecco quando parlavo di riscoperta del Lazio e dei suoi tesori forse gran parte di essi devono ancora essere inventati.
Parliamoci chiaro se vi avessero parlato di un Violone 100% rifermentato in bottiglia che riposa sui lieviti dai 18 ai 24 mesi con un residuo zuccherino <2 g/l (che loro classificano come extra brut) all’incirca qualche anno fa, voi probabilmente vi sareste fatti una risata.
Invece parliamo dello stesso bellissimo colore del Aldè ma con in più un perlage fine e persistente
Al naso esplodono prima di tutto le note agrumate di arancia sanguinella e violetta e solo dopo arriva la nota minerale vicina all’ardesia e alla roccia vulcanica.
Quello che rimane in bocca dopo una sorsata bella ampia sono una decisa retrolfattiva di arancia rossa decisamente persistente e una freschezza in grado di pulire la bocca anche dopo aver mangiato cibi con una grassezza importante
Per favore….dieci casse!

CONCLUSIONI

La Cantina Morichelli ha un potenziale ancora da esprimere e crediamo nelle capacità e nella voglia di crescere di questi due fratelli un po’ matti ma sicuramente curiosi, preparati e con tanta voglia di osare.
Sicuramente anche la parte ricettiva dovrà crescere nei prossimi anni ma tranquilli, noi di POW ci saremo e vigileremo sul loro stato di salute e di crescita!
Noi crediamo in voi!

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Paolo Corridore

Per me il vino significa innanzitutto un territorio, un’espressione dello stesso attraverso i vitigni che più lo identificano, ma non solo!

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