Cantina Romanelli – Tutto un altro film

IL TERRITORIO E' IL REGISTA

I numeri parlano chiaro (8ha) circa 50mila bottiglie l’anno prodotte, ma tanto cuore e tanta cura nel portare nel bicchiere un pezzo importante di Umbria.
Siamo a Montefalco e vicino ai giganti della vinificazione umbra troviamo gli appezzamenti di Romanelli, piccole particelle ma curate con amore e passione certosina.

Un vino non è solo un’espressione di un terroir o della sapienza di un enologo che certe volte viene quasi eletto ad alchimista.
Il vino ci parla di un’azienda, ci racconta una storia, un territorio, una famiglia l’Azienda Agricola Romanelli

Da un po’ di tempo l’azienda ha deciso di fare un rebranding delle proprie etichette.
Il concetto è proprio quello di richiamare all’identità del luogo, partendo da un affresco di Benozzo Gozzoli realizzato nel XV secolo sull’intera superficie della volta della cappella di S. Girolamo all’interno della chiesa di S. Francesco, in centro a Montefalco.
Per cui i quattro vini più identitari della cantina e del luogo: Montefalco Sagrantino, Montefalco Rosso, Colli Martani Grechetto e Montefalco Sagrantino Passito vengono rappresentati dai quattro evangelisti riportati nell’affresco, Matteo, Marco, Luca e Giovanni.
Per questa ragione in etichetta vengono riportati stilizzati i simboli che li rappresentano: un angelo, un leone, un bue e un’aquila.

I vini

I vini rossi umbri (specialmente nella zona di Montefalco) sono rinomati per la loro forza, struttura e carattere, ma non sempre troviamo vini bianchi in grado di reggere il confronto.
Ecco, non è il caso di Romanelli! I bianchi sono solo due: un Grechetto e un Trebbiano Spoletino, entrambi in purezza!

Il Grechetto (Fonte Perna) ha un colore giallo oro, vino di grande corpo per essere un bianco, con una alcolicità che non ti aspetti (15% Vol) ma sostenuto da una grande freschezza.
Il Trebbiano Spoletino (Le Tese) ha quel colore ambra che lo rende alla vista quasi simile a un macerato importante friulano ma in bocca ha quest’esplosione di frutta gialla appassita (albicocca, nespola) e una densità tale che quasi sembra di mangiarlo più che berlo.

Un’altra particolarità è che le viti da cui esso proviene appartengono ad una vecchia parcella di viti maritate a piante di acero campestre.

I Rossi

Quello che stupisce dei rossi è che pure derivando da vendemmie di uve provenienti da particelle praticamente attigue tra loro sono completamente diversi.
Tutte le uve hanno una raccolta tardiva, ma soprattutto quelle utilizzate per realizzare il loro Sagrantino Passito che raggiungono la surmaturazione.
Contrariamente a quanto di solito bevuto nel luogo però non ha una dolcezza eccessiva, stancante ma mantiene una spiccata acidità che ne richiama la beva.

Altra menzione molto importante è la loro grappa di sagrantino, una particolarità nella zona.
Una distillazione discontinua che loro eseguono a bagnomaria.

IN CONCLUSIONE

L’impresa di famiglia Romanelli è secondo me l’approccio migliore al mondo del vino.
Non schiavo dei numeri e delle mode ma espressione d’identità, territorio e una storia la cui memoria è importante più che altro da raccontare e preservare

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Paolo Corridore

Per me il vino significa innanzitutto un territorio, un’espressione dello stesso attraverso i vitigni che più lo identificano, ma non solo!

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